Qualche tempo fa, un po’ a sorpresa, un breve video è diventato virale, allargandosi a macchia d’olio e creando parecchio stupore. Lo short in questione vede un giovane sui trent’anni, con le jata lunghe fino a metà schiena, camminare a piedi scalzi lungo una strada polverosa diretto verso oriente.
Ma che c’è di strano in un sadhu che, come molti prima di lui, cammina a piedi nudi sulla terra alla ricerca di Dio e delle connessioni più profonde con il tutto?
Non sembra una notizia capace di diventare virale. Ma il punto non è questo. Il punto è che quel giovane non è uno come gli altri. Quel giovane proviene da uno degli ambienti apparentemente più distanti dal mondo dei mistici e delle ricerche spirituali totalizzanti che si possa immaginare. Già perché Axel Pons, questo è il suo nome, fino a qualche anno fa era un pilota motociclistico professionista che ha gareggiato nella 125 e nella 250, poi diventata Moto 2! Uno che era solito sfrecciare a duecentocinquanta chilometri all’ora lungo le piste di mezzo mondo. E non è tutto: bello e dallo sguardo magnetico, per un periodo è stato un modello assai richiesto, soprattutto in Spagna. Axel è figlio di Sito Pons, un grande del motociclismo spagnolo, due volte campione del mondo nella 250 sul finire degli anni Ottanta e oggi apprezzato team manager del Pons Racing Team.
Per questo vederlo in abiti tipici pakistani, scalzo e con i dreadlocks fa un certo effetto. Difficile immaginare che il tizio del video sia lo stesso pilota di appena qualche anno prima.
Eppure quella di Axel è una storia autentica. Una storia che parla di un giovane uomo che, a seguito di una crisi esistenziale profonda, ha deciso di diventare un cercatore, per trovare altrove le risposte alle grandi domande che lo assillavano.
È lui stesso a raccontare brevemente, e con una punta di timidezza, qualcosa di sé quando viene riconosciuto in Pakistan dal ragazzo che poi lo immortalerà nel video diventato virale. Da quasi tre anni Axel è in cammino, senza utilizzare aerei, autobus, smartphone, social e altre diavolerie.
Tutto è iniziato quando ha capito che la vita del pilota e del modello non faceva più per lui. Gli era germogliata dentro una nuova necessità che pretendeva attenzione. Era il momento di cambiare per provare a capire, comprendere e vivere su un altro livello.
D’altronde questo fanno i sadhu, i rinuncianti: camminano su questa terra senza pianificare nulla, senza preoccuparsi di nulla, sapendo che comunque, nel bene o nel male, Dio provvederà. In una società come la nostra, dove si insegna che per essere soddisfatti bisogna aggiungere cose – soldi, beni, prestigio, sicurezze – i sadhu predicano l’esatto contrario. Per loro il pieno appagamento, la piena comprensione della vita, è un esercizio di sottrazione. Più levi, più sei ricco, di quella ricchezza vera e autentica, quella che ti permette di essere sempre pacificato e tranquillo qualsiasi cosa succeda. E di conseguenza più vicino al vero significato della vita, allo spirito della creazione e, in ultima analisi, a quella cosa che se la nomini perde forza e diventa meno vera ma se la vivi, eccome se la senti. Sarà mica questa la grammatica di Dio?
Axel ha prima trascorso alcuni mesi in un monastero, poi in un centro buddhista a Huesca. Ma quell’urgenza che sentiva dentro richiedeva una scelta più estrema. Nel marzo 2023 ecco la svolta, ancora più radicale: raggiungere l’India a piedi. Camminare e camminare, lentamente, per vedere il mondo, per ritrovare quel senso del sacro al quale sentiva di appartenere.
Una scelta estrema, certamente, ma affascinante e vissuta con una serenità e una disciplina mentale possente come una montagna. Ogni giorno, Axel si alza alle cinque della mattina, fa meditazione e yoga, poi inizia a camminare. La sera non alloggia mai in hotel, preferendo dormire all’aperto. Viaggia solo con uno zaino, dentro il minimo indispensabile.
Ogni tanto, quando incrocia un internet point, da qualche notizia di sé ai genitori. Papà Sito è anche andato a trovarlo qualche mese fa, intercettandolo mentre attraversava i boschi della Macedonia. I due hanno trascorso una settimana insieme, e Sito ha dovuto adattarsi e dormire all’aperto.
In un’intervista l’ha definita una bellissima esperienza e si è detto felice della scelta del figlio perché lo ha visto sereno e consapevole.
Da qualche tempo, comunque, Axel non viaggia più da solo ma con una ragazza che ha incontrato in Turchia e si è unita a lui per il viaggio. Dopo aver attraversato l’Afghanistan ed essere entrato in Pakistan, l’ex pilota si è trattenuto qualche mese sull’Himalaya, in attesa che venisse riaperta anche per gli occidentali la frontiera fra Pakistan e India. Poi è sceso per raggiungere Islamabad, e a quanto pare si trova ancora lì al momento, sempre ad attendere di entrare in India. La sacra terra che ha dato i natali a grandi mistici come Gandhi, Yogananda, Sri Aurobindo e molti altri, Axel se l’è guadagnata tutta, camminando passo dopo passo con una volontà indistruttibile.
Mentre il nostro mondo impazzisce, mentre stupidamente continuiamo a credere di avere tutte le risposte in tasca quando ne abbiamo meno della metà della metà, mentre tante persone vivono con l’insano terrore di perdere ciò che invece li tiene in scacco, trovo rincuorante il pensiero di un’anima “ostinata e contraria” che lascia le certezze semplicemente per “essere” e percepire la danza della vita su un altro livello. Un livello più lento, silenzioso, libero. Sicuramente si tratta di una scelta estrema, non per tutti, ma altrettanto certamente non si può non apprezzarne la purezza. Quella stessa purezza che noi, forse, abbiamo perduto cedendo l’esperienza del sacro in cambio di una comodità che spesso ingabbia e poi spegne.